KATE [flashback]

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Messaggio  Destiny il Lun Apr 23, 2012 1:02 pm

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Re: KATE [flashback]

Messaggio  Kate Austen il Sab Mag 05, 2012 5:43 pm

Casa dolce casa, come no.




La risposta poteva essere semplice, in fondo: aveva scelto il male minore. Razionale, naturale, giusta. Ma no, invece, non aveva mai messo i due mali su altrettanti piatti di una bilancia, non c'era stata nessuna valutazione, né attenta, né approssimativa. Solo decisioni istintive ed immediate, a breve termine, inutili.
Via dalle gabbie, via dal Cigno, via da Jack, via da Claire. Via. Non pensare e scappa.
'Cause tramps like us, baby, we were born to run.

Non aveva nemmeno lontamente considerato il male minore, non aveva mai perso tempo a guardare al di là del suo naso. L'immobilità, doveva essere quello il problema. Non poteva stare troppo a lungo ferma nello stesso posto, non ci riusciva, temeva che alla lunga il terreno si sarebbe spaccato sotto i suoi piedi e l'avrebbe inghiottita, divorata, sepolta, intrappolata. E allora bisognava spostarsi di un passo.
Via dall'isola, infine. Il passo finale. Il passo falso. Ma via. Non pensare e corri.
We'll run till we drop, baby we'll never go back.


Lo capì immediatamente, appena mise piede fuori dal sottomarino. Quando non riuscì a riconoscersi nei sorrisi dei suoi compagni; provati ma veri, sollevati, felici, almeno per quell'attimo. Si guardò intorno spaesata. Le voci ovattate e lontane, le figure sfocate. Cominciò ad allontanarsi, camminando all'indietro e le figure divennero sempre più piccole, insignificanti. Punti lontani. I ricordi di due vite riemersero disordinati ed allarmanti, ma potevano essere perfettamente riassunti in due parole: Edward Mars. Si voltò e cominciò a correre, scappando via da nessuno. Almeno per il momento.
Bentornata, Kate. E sentì, nella sua testa, la voce di Edward, sgradevole e sadica, pronunciare la frase.
Salì su un muro e guardò in basso. Via. Non pensare e salta.
...but there's no place left to hide.


Fortunatamente il ritorno dei rapiti non era stato né annunciato né previsto. Niente Oceanic Six, stavolta. Non c'erano parenti, amici, giornalisti o curiosi ad attenderli. Questo le concesse un'ora di vantaggio o poco più, le buone notizie volano e volò anche quella, come da tradizione. La lista dei nomi dei passeggeri tornati a bordo del sottomarino si diffuse: in tv, per le strade e sui giornali. Erano tutti sani e salvi. Mancava all'appello solo Katherine Anne Austen. Nessuno l'aveva più vista, nessuno sapeva che fine avesse fatto. Non nei dettagli, almeno. Tutti sapevano che era tornata alla sua vecchia vita: una ricercata in fuga.
Via da Miami, subito. Non pensare e parti.
'Cause baby I'm just a scared and lonely rider.
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Re: KATE [flashback]

Messaggio  Kate Austen il Dom Mag 06, 2012 4:48 pm

[10 giorni dopo, Flightline Motel]


- Quanto si ferma signorina Verdansky?
- Solo una notte.
- Bene. Stanza numero 8, colazione fino alle 10.30.
- Non credo che farò colazione, grazie.

La solita camera squallida ed anomina, ne cambiava una ogni notte, ma non riusciva mai a scorgere differenze significative. Lasciò le chiavi e la borsa sulla cassettiera ed intravide allo specchio la chioma bionda. Orribile. Distolse subito lo sguardo.
Poi fece l'unica cosa che le era concesso fare in quel posto: si addormentò.

Dopo meno di un'ora di un sonno senza sogni, un rumore leggero bastò per svegliarla. Basta poco, in effetti, se stai scappando da qualcuno. Era evidente, qualcuno aveva appena infilato la chiave nella toppa. Qualcuno stava per entrare nella sua stanza. Balzò giù dal letto.

- Chi è?
Domanda idiota. Nessuno rispose, ovviamente, ma la porta si aprì. Era il ragazzo della reception, che la fissava implorando perdono. Ma per cosa? Cosa stava succedendo?
- Grazie, ragazzo, sei stato di grande aiuto. Adesso sparisci e tieni chiusa la tua boccuccia.

L'uomo spuntato dal nulla spinse via il ragazzo, che indietreggiò a testa bassa. La porta si chiuse e il ragazzi sparì. Kate fissò lo sconosciuto, in attesa che tirasse fuori le manette, in attesa che il sorriso di trionfo si dispingesse sul suo viso, il sorriso di chi si è appena guadagnato 23.000 dollari.

- Da quanto tempo, Ilana... Mi sei mancata.
Kate era confusa. Che bisogno c'era di fare quella parte?
- Che cosa vuoi?
- Quanta ostilità, voglio salutare una vecchia amica...
L'uomo allargò le braccia, afferrò una sedia, la girò e si mise a sedere, appoggiando i gomiti sullo schienale. La pistola tra le mani. Kate rimase in silenzio, non capiva.
- Devo dire che le ferite ti hanno fatto bene. Dovresti ringraziarmi, non sei mai stata tanto attraente. *Sorrise, odiosamente.*
- Forse dovresti piantarla adesso, evidentemente l'Ilana che cerchi non sono io.
- Ma davvero? *Fece un'espressione di finta sorpresa, inclinando la testa e fissandola con la bocca aperta.*
*Si voltò ed afferò la borsa di Kate, cominciò a frugare, buttando via le cose che non riteneva degne del suo interesse. Alla fine tirò fuori il passaporto. Lo guardò con un sorriso compiaciuto.*
- Eppure coincide tutto, tranne la faccia... L'uomo del mistero ti ha regalato un aspetto nuovo per farsi perdonare? Oppure quelle bende erano magiche?
- Vattene, non ho niente da dirti. *Le risposte di Kate erano deboli. Sapeva di essersi appena cacciata nella più spiacevole delle situazioni. E lei giocava al buio.*
- E' davvero un peccato, invece. Perché dovrai dirmi tutto quello che voglio sapere. E, tesoro, non ti lascerò scelta. Cominciamo dalle cose semplici, chi è lui? Voglio il suo nome.
- Lui chi? Di che diavolo stai parlando?
- Oh... Ilana. Mi stai davvero facendo questa domanda? E' questo il modo in cui tenti di difendere l'uomo per il quale sei quasi morta? O finalmente hai aperto gli occhi ed hai smesso di obbedire ad ogni suo ordine? Era ora, era ora...
- Non sono la donna che cerchi. Devi andartene o chiamo la polizia.
- No che non lo farai, Katherine. Ma potrei farlo io, 23000 dollari potrebbero tornarmi utili.
- Non so di cosa stai parlando. Sparisci.
- Piantala, ragazzina. Il gioco è finito, anche se è stato divertente. *si avvicino, si fermò ad un centimetro dal suo viso.* Un consiglio: dovresti informarti meglio sulla vita della donne a cui rubi l'identità.
- E allora piantala anche tu, se vuoi i soldi fai questa telefonata e facciamola finita.
- Ai soldi ci pensiamo dopo. Ora facciamo un gioco, è facile: io chiedo, tu rispondi. Dove le hai fregato il passaporto? Dov'è Ilana?
- Come la conosci? Chi sei?
- Io chiedo, tu rispondi. Dov'è Ilana?
- Perché vuoi saperlo?
- Ultimo tentativo: Dov'è Ilana?
- E' morta.
- Non hai risposto alla mia domanda.
- Non lo farò.
- Sì, che lo farai Kate. Se non ci tieni a rivedere Edward Mars, lo farai. Adesso.
- Su un'isola, quella dove ci hanno portati tutti. E' morta lì.
- Non faccio parte del gruppo di idioti che si è bevuto la vostra storia. Sto per perdere la pazienza.
- E' la verità.
- Conosci il suo capo?
- No.
- Com'è morta? Troverò il suo corpo su quell'isola? Che altro le hai rubato?
- Non lo so, non la conoscevo nemmeno, ho solo trovato la sua borsa. Adesso lasciami in pace e sparisci.
L'uomo si avvicinò ancora, la pistola puntata sul suo stomaco
- Spero per il tuo bel faccino che tu mi abbia detto la verità. Sarebbe triste vederlo dietro le sbarre, o peggio. Se mi hai raccontato stronzate, lo scoprirò. Perciò, ho un altro consiglio per te: scappa e fallo adesso. E nasconditi bene stavolta, non sarà una tintura per capelli o un nome falso ad impedirmi di ritrovarti. E ti farò un favore, Kate: se mi hai mentito, chiamerò Mars, così avrai qualcosa per cui pregare: pregherai ogni giorno ed ogni notte perché lui ti trovi prima di me. Perché se sarò io a farlo per primo, tesoro, ti farò rimpiangere di essere venuta al mondo. Sogni d'oro.

L'uomo andò via sbattendo la porta. Kate si mise a sedere sul letto, sconvolta. Continuava a giocare al buio. Quando quel giorno era tornata indietro a cercare Claire ed aveva trovato la borsa di Ilana, si era quasi considerata fortunata. Ed invece quel passaporto, le aveva appena regalato un problema che faceva apparire Edward Mars solo come un minuscolo ed insignificante incidente di percorso. Sapeva che l'uomo non avrebbe mai trovato il corpo di Ilana sull'isola, non su quella sulla quale nessuno di loro era mai stato. La loro -adesso così fragile- copertura. Seguì il consiglio dell'uomo e scappò, senza meta, ma con una considerevole dose di terrore puro a farle compagnia.
Buttò il passaporto nel nulla. Chi cavolo sei, Ilana?
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Re: KATE [flashback]

Messaggio  Kate Austen il Lun Mag 07, 2012 2:06 pm

[Un mese dopo - Iowa]

Joan, Maggie, Monica, Ilana, Joanna. Bastavano.
O, forse, non bastavano più. Non servivano.
L'unico nome di donna importante in quel momento era Diane. Tutto era cominciato con lei, tutto sarebbe finito con lei. La via di fuga finale, la sconfitta, ma non senza soddisfazione.
La nuova casa di sua madre sembrava spenta, mai vissuta. Vuota. Lasciata spoglia dal cancro e dalla morte imminente. Aveva sentito il bisogno di entrare, non lo aveva programmato, si ritrovò lì e basta. Come si ritrovò tra le mani una vecchia foto.

Kate sorrise, l'impressione che sua madre non fosse felice nemmeno su quel bianco e nero sbiadito, la rallegrò; il sorriso si spense, quando guardando la foto di sua madre rivide il suo stesso sguardo; rivedersi in lei era l'ultima cosa di cui aveva bisogno; ripensò a quante volte avrebbe voluto almeno chiederle il perché, a quante volte aveva cercato di capirla, a quante volte non ci era riuscita.
Strappò la foto in due parti, nemmeno quello sguardo così simile al suo c'era ormai. Uscì di casa e raggiunse la sua vera meta: Ospedale St. Francis.
Kate aveva deciso di arrendersi; avrebbe perso, contro Edward; poi contro l'uomo spuntato dal passato di Ilana per distruggerle deifinitivamente la vita. Ma non contro sua madre. Avrebbe perso, ma alle sue condizioni.

[8x00, Kate durante il suo processo ricorda il momento in cui uccide sua madre in ospedale, staccandole i fili http://lostreloaded.italiaforum.net/t21-gruppo-15-tallahassee-kate]

Non fece niente per non farsi notare, al contrario: l'infermiere l'aveva vista, le si voltò verso di lui, assicurandosi che vedesse bene la sua faccia. Era solo questione di tempo. Tutto era andato secondo i piani.

*piccolo riferimento a "In bianco e nero"
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Re: KATE [flashback]

Messaggio  Kate Austen il Lun Mag 07, 2012 2:21 pm

[30 minuti dopo - Stazione autobus]

Kate: Tallahassee, solo andata. *Una voce alla sua spalle. La sua voce. Bingo.*
Edward: Tallahassee? Una volta sono stato una settimana a Tallahassee. Ci sono solo centri commerciali e tavole calde. Che ci va a fare una ragazza carina come te a Tallahassee?

Kate: Troverò qualcosa da fare
Edward: Scommetto che hai dei parenti laggiù.
Kate: Vado solo a fare un giro.
Edward: Ehi! Dì un po'... non ti ho già vista?
Kate: Già, credo di sì...*Kate si voltò, erano arrivati al dunque, dopo la recita.*
Edward: Non scappi, Kate?
Kate: Servirebbe a qualcosa?
Edward: Kate Austen, sei in arresto.
*Silenzio. Le mani impazienti di Edward bloccarono le sue, passive, dietro la schiena. Le manette gelide si chiusero intorno ai suoi polsi. Sconfitta e sollevata allo stesso tempo, tentava ancora di convincersi di aver fatto la scelta giusta.*
Edward: Non neghi stavolta? Non ti difendi? Che ti succede, Kate? Ah, un vero colpo di classe far fuori anche tua madre. Me lo aspettavo, sai. Mi sorprende che tu non lo abbia fatto prima... Dopo tutto quello che ti ha fatto passare. Ancora Tallahassee, eh? Ti piace proprio quel posto. Oggi mi sento generoso: esaudirò questo tuo inspiegabile desiderio. Il carcere di tallahasse ti piacerà più dei centri commerciali e delle tavole calde.

Kate sperò che nessun cavallo nero sbarrasse loro la strada, quella volta.

[Prima parte del dialogo ripresa dall'episodio "What Kate Did"]


Ultima modifica di Kate Austen il Mar Mag 08, 2012 3:57 pm, modificato 2 volte
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Re: KATE [flashback]

Messaggio  Kate Austen il Lun Mag 07, 2012 2:38 pm

[Una settima dopo - Federal Correctional Institution, Tallahassee]

Erano passati sette lunghi giorni, tutti uguali, accompagnati da umore altalenante e la sensazione di aver fatto la scelta sbagliata che tornava a bussare troppo spesso. Quel carcere era davvero meglio di un cimitero? Le sbarre erano meglio della morte?
Quell'uomo così interessato ad Ilana l'avrebbe uccisa, lo stava già facendo, lentamente. Era un maledetto sadico. Per un mese non aveva mai perso le sue tracce, mai. Le aveva mandato costantemente perversi segnali della sua presenza; atroci anticipazioni sulle future torture fisiche, solo dopo aver finito con quelle psicologiche. Aveva giocato come il gatto con il topo, si era goduto la caccia, rendendola infinita ed estenuante, invece di prenderla e farla finita; forse aspettava di verificare le sue parole, o il momento giusto, o chissà cosa. Ma quel posto la stava torturando allo stesso modo. O almeno, così le sembrava in quel momento. Perciò spesso pensò di aver fatto una follia: fare in modo che Mars la trovasse. Non si pentì mai, invece, di aver ucciso sua madre, aveva fatto un favore ad entrambe, in fondo.
Era seduta al centro della sua cella, con le spalle inchiodate al muro, quando notò quell'odioso sorriso al di là delle sbarre. Da quanto tempo la stava fissando?

Kate: Che cosa vuoi?
Edward: Buongiorno, Kate. Vedo che siamo di ottimo umore.
Kate: Che cosa vuoi? *non lo guardava, teneva gli occhi fissi a terra, annoiata, la testa abbandonata tra le mani.*
Edward: Solo fare due chiacchiere.
Kate: Che cosa c'è? Non sai che fare della tua vita, da quando non puoi più darmi la caccia? Deve essere davvero triste.
Edward: Divertente, Kate. Divertente. Sai, ho pensato a lungo, in questi sette giorni. Devo complimentarmi con te, sei stata brava.
Kate: Di cosa stai parlando?
Edward: Mi hai fregata. L'omicidio in ospedale, la stessa stazione, la stessa destinazione della prima volta, Tallahassee. Tu volevi che io ti trovassi...
Kate: Cambia qualcosa?
Edward: Cambia tutto. Ti avrei trovata, c'ero quasi stavolta. Ma tu non me lo hai permesso. Da chi stavi scappando? Di certo, non da me.
Kate: Stai delirando.
Edwars: Ho passato gli ultimi tre anni a rincorrerti, ragazzina. E alla fine hai voluto umiliarmi consegnandoti, facendomi credere di aver vinto. La cosa mi offende.
Kate: Dovrei chiederti scusa?
Edward: No, Kate, non dovresti.
*Edward tirò fuori un vecchio oggetto, piccolo, banale. Ma il cuore di Kate si fermò. Mars giocava come un bambino -di quelli troppo ottusi- con il più prezioso ricordo di Kate. Rideva. La derideva.*


Kate: Mettilò giù. *non era più annoiata.*
Edward: Agli ordini!
*Edward lo lasciò cadere sul pavimento, poi lo calpestò con forza, distruggendolo. Kate raggiunse le sbarre, le afferrò, gli occhi sgranati, una fitta al petto e zero parole.*
Edward: Adesso siamo pari. Fa male, eh? Stavolta non puoi cercare di strangolarmi.
*Senza pensarci, Kate sputò, colpendo in pieno l'occhio di Edward. Si allontanò con il busto, tenendo ancora le mani intorno alle sbarre e fissandolo.*
Kate: Hai ragione, non posso.
*Sorrise appena, gli diede le spalle e tornò a sedersi al centro della cella, le spalle inchiodate al muro, di nuovo. Ma al di là delle sbarre non c'era quell'odiato sorriso. Non più.*
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