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Messaggio  Destiny il Lun Apr 23, 2012 1:07 pm

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Re: DESMOND [flashback]

Messaggio  Des Hume il Ven Mag 04, 2012 1:03 pm

["Deja Vu" - 2720 Midway Drive, San Diego, CA 92110, Stati Uniti]

Mi accomodo su un divanetto così perfetto che puoi ripassarci fondamenti di geometria. Qua dentro tutti abbracciano una donna io attendo ancora la mia, come gli Ebrei il Messia.



*Luci. Riflessi danzanti in specchi di altri capelli biondi. Movimento circolare, andamento sinuoso. Il nero e il bianco che si confondevano nel rosa della pelle, sostenuti da due perfette gambe affusolate, roteavano armoniosamente davanti al suo viso. Il nero dei capelli di lei. Vodka, ghiaccio. Sguardo fisso nel vuoto.*
- Così ti piace? –
- Ehm… non lo so… -
- Vuoi che lo muova di più? –
*Chiuse gli occhi, tutto divenne bianco e nero.*

*Pioggia. Autostrada, nella sua tipica confusione. Se non sei deciso, sei destinato solo a farti sorpassare da altre auto, pensieri, luci. A seguire una strada che non senti tua. Al suo fianco il vuoto. Perché lo era anche il suo cuore?*

*Un dito dal sapore di fragola calcava la sua guancia destra. Si mosse un po’. Bevve nuovamente. Sipario.*

*Camminava nel corridoio dell’ospedale di Los Angeles. Una lacrima sulla guancia destra. Dove stava andando?*

*Due mani gli avvolsero il petto, accarezzandolo. Sollevò la testa. Aveva ottenuto la sua attenzione. Voleva domarlo. Si allontano leggermente. Fermi i piedi. Nella luce sbiadita, dominata quasi dal buio, dal rosso delle tende e di un palo luccicante, riprese il movimento altalenante. Un riflesso.*

*Rumore di pale di elicottero. Sangue. Una ferita. Un uomo che piangeva, uno che urlava. Un telefono che squillava. Una voce, ma risultava un rumore confuso. Si sentì scuotere, capendo solo le parole “vita”, “Los Angeles”. Cosa volevano dire?*

*Vita. La sua vita oramai si muoveva sulle sue gambe. Il divanetto viola attutiva il movimento, rendendolo quasi piacevole. Una domanda.*

*Un uomo, a cui associava un fucile, riscuoteva dei soldi da un uomo alto, distinto ma con la faccia dura, sul tetto di quello che pareva essere un ospedale. Qualcosa stonava. Cosa?*

- Ti ho già pagato? –
- Si… Mi hai già dato 15 dollari –
- Li hai guadagnati? –
- Non esattamente… -

*Starbucks. Lo scontrino indicava che era a San Diego. Una signora, vestita in modo sportivo, gli stava parlando. Un biglietto da visita, che si infilò nella tasca dei pantaloni. Un ammonizione. Chi era?*

*Frugò nella tasca, piegò la testa. Sul biglietto, stampato in nero su carta bianco panna, un nome, un numero, Zoo di San Diego. Aveva lasciato il collo scoperto. Due labbra iniziarono a massaggiarlo, baciarlo, come se volessero anestetizzarlo prima di morderlo, succhiando il suo sangue. Una mano sfiorava il suo petto, la sua gamba, la sua pancia. Un sussulto.*

*Un quadro, in bianco e nero. Un letto di ospedale. Lui seduto al suo fianco, piangeva. Distingueva solo il colore delle lacrime. Qualcuno stava morendo. O non sarebbe mai nato?*

*Una mano gli prese il bigliettino, voltandolo. C’erano 8 lettere, intervallate da spazi non regolari. Una U, una L, una O, una V, una E, una H, un’altra E ed infine una R. due punti e una parentesi tonda. Un sorriso. Il movimento si arrestò, le labbra smisero di baciarlo.*
- Stai bene?
- Dove sono? –

*Vide un proiettile conficcarsi nel basso addome di una donna.*

*Si toccò il fianco, come se un proiettile lo avesse appena trapassato.*
- Ho visto qualcuno morire…-
- Roger, vieni qua! –
- No… tranquilla...-
*Si alzò. Buttò giù in un solo sorso tutta la vodka rimasta. Barcollava. Non salutò. Dopotutto l’aveva pagata. Sentiva un forte dolore dentro a se stesso, al cuore. Tutto quell’alcool non l’aveva aiutato a placare il suo dolore, il suo male interiore. Usci in strada, dove stava andando? Si fermò a un semaforo. Ci si appoggiò nella speranza che fosse un ultimo baluardo della sua vita. Ma cadde a terra. Perse i sensi. Era l’ultima cosa che gli era rimasta da perdere, dopotutto.*

E sono giorni come questo in cui sembra tutto fermo e ogni semaforo è eterno. Potrei sdraiarmi all'incrocio. Nudo come un verme all'inferno, tanto qui non viene mai nessuno, come al mare d'inverno.


Ultima modifica di Des Hume il Ven Mag 04, 2012 2:48 pm, modificato 12 volte
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Re: DESMOND [flashback]

Messaggio  Des Hume il Ven Mag 04, 2012 1:29 pm

-Desmond! Desmond! Svegliati!-
*Sirene. Ambulanza. Scesero i soccorritori. Si avvicinarono al corpo. Coma. Se un uomo non riesce a sopportare il peso delle sue debolezze e sensi di colpa, come può fare con quello dell'alcool?*
-E' sua moglie?-
-No, una sua amica di San Diego. Mi chiamo Tina Hunter, lavoro allo zoo di San Diego, mi hanno chiamato da uno Strip Club qua vicino. Sua moglie è all'ospedale di Los Angeles. Penelope, la figlia del Signor Widmore.-
-Come vi siete conosciuti?-
-A un bar, Sturbucks... era disperato. Non pensava di poter sopportare la perdita di sua moglie, non riusciva a starle vicino. Si domandava se l'amava o meno. Non pensavo arrivasse a tanto...-
*Arresto cardiaco. Massaggio cardiaco. Il cuore di Desmond aveva ceduto. Troppa pressione, troppi dubbi. Troppo alcool. Troppo amore. Le parole del soccorritore smisero, concentrandosi sul corpo inerme. Piegato gli massaggiava il petto. L'altro estrasse il defibrillatore. Gli strapparono la camicia. Iniezione di adrenalina.
Carica.
Scossa.*
-Manca battito ... aumenta! Carica... -
*Scossa.*
- Niente... altri 10cc di soluzione salina, 20cc di epinefrina. Massaggia. 1, 2 ... 3 -
*Scossa.*
- C'è polso, ritmo sinusale. C'è polso. Dobbiamo intubarlo. TOM! Avverti il Mercy, stiamo arrivando.-




Ultima modifica di Des Hume il Mar Mag 08, 2012 8:23 pm, modificato 6 volte
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Messaggio  Des Hume il Ven Mag 04, 2012 1:52 pm


*Porto di Los Angeles. Era nudo, solo un camice ospedaliero. Piedi nudi. Aveva un ago nel braccio, non gli faceva male. Lo levò. Sentiva un vuoto al cuore, non lo sentiva battere. Era tutto sfocato, alcune dettagli erano sostituiti da luce bianca, chiara. Tutto sembrava tanto reale quanto ovattato, tanto vero quanto costruito, immaginato.Dov'era? Si avvicinò alla loro barca. Una donna, vestita come lui, era seduta su una panchina, vicino alla banchina dove giaceva la loro barca. Si avvicinò. Non capiva se era vivo, stava sognando oppure quello era il paradiso. Si avvicinò, la donna si voltò. Lei gli sorrise. Lui rimase impassibile. Si avvicinò a lei, si sedette. Stavano osservando il mare.*
- Siamo morti allora. -
- Sei sicuro? -
- Siamo assieme. Io l'ultima cosa che ricordo è una spogliarellista mora. Della Vodka. Ero a San Diego. Qua siamo a Los Angeles. I camici, quelle luci. Siamo in Paradiso? -
- Tu mi ami, Desmond. Lo sai, vero? -
*Silenzio. Si toccò la testa, si morse il labbro. Un fulmine attraversò il cielo, sentì una fitta al petto.*
- Non sono riuscito a starti vicino, per l'ennesima volta. -
- Tu mi ami. -
- Come potrei? Tornati dalla Nigeria, ti hanno ricoverato. Tuo padre non si è neanche degnato di starti vicino. Ha pagato Keamy, e poi? Eri sola... ero solo. Due giorni in quel letto, in coma farmacologico. Non sapevano se saresti sopravvissuta, se la ferita poteva precludere il concepimento di Charlie. Sono scappato. Las Vegas, New York, Miami per poi tornare a San Diego. Ho speso tutto in alcool, viaggiando. Volevo distrarmi, riscaldarmi, riempire un vuoto che già sentivo. Avevo appena deciso di tornare in Scozia. Come posso amarti? -
- E' semplice -
*Desmond scosse la testa. Non riusciva a capire. Lei mosse la testa, soffermandosi su di lui.*
- Con chi stai parlando adesso? -
*un nuovo fulmine squarciò il cielo. Desmond si sentì pervaso da energia elettrica. Una fitta al petto.*
- Con te, perchè siamo morti... -
- Certo. Perchè è quello che vuoi. Se io muoio, devi morire per forza anche tu. Non possiamo stare lontani. Sei venuto a cercarmi nell'aldilà, o almeno è questo che credi. Se io soffro, tu soffri. Se io piango, tu piangi. Se io rido, tu ridi. Sei ancora convinto di non amarmi, Des? -
*Silenzio. Si mise la mano tra i capelli. Lei si rivolse nuovamente a lui.*
- Io muoio, tu devi morire... no? Sai che sono viva, vero? -
*Desmond alzò la testa, si volto. Sentì la gola secca.*
- Ti amo... Ti troverò, sempre. -
*Un nuovo fulmine, più forte dei precedenti. Scossa. Sentì qualcosa nel petto cominciare a muoversi, nuovamente. Come se il sangue avesse ritrovato la via perduta, come se il cuore avesse trovato una nuova ragione per battere.*
- C'è polso, ritmo sinusale. C'è polso. Dobbiamo intubarlo. TOM! Avverti il Mercy, stiamo arrivando.-
*Si ritrovò con due uomini che stavano lavorando su di lui. Sapore metallico in bocca, camicia strappata. Era vivo.*
-Ti amo. -
*Riuscì a dire, prima che gli inserissero un tubo in bocca. Socchiuse gli occhi. Si Sentì alzare, poi una corsa in ambulanza. Era riuscita a salvarlo.*



Ultima modifica di Des Hume il Mar Mag 08, 2012 9:47 pm, modificato 6 volte
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Re: DESMOND [flashback]

Messaggio  Des Hume il Ven Mag 04, 2012 2:05 pm

[Los Angeles]

http://vimeo.com/16590990

Dio, quando sangue freddo ci vuole, aspettando la donna che si ama. Sopratutto se non si è sicuri dell'amore e se è permasa per mesi lontana.

*Panchina. Cornice di alberi, pini. Seduto, respirava l'aria a pieni polmoni. Ne sentiva la mancanza. La prima cosa che aveva fatto, uscito dal coma, era informarsi di Penelope. Anche lei ne era appena uscita. Gli raccontarono che lei, appena saputo sue notizie, voleva uscire di ospedale e raggiungerlo. Lui, appena saputo che poteva perderla, decise di abbandonarla. Lei, in fin di vita fino a poco prima, non avrebbe esitato a corrergli dietro. Eppure era sicure che era lei ad aspettare lui. Il dolore nel suo petto era troppo forte. Il suo vuoto aveva riempito altri buchi. La sua lontananza era un vuoto che riempiva la sua vita. La sua assenza. Non sarebbe mai riuscito a colmarla. Si alzò, si diresse verso le scale bianche che facevano da ingresso a quella imponente struttura, affiancate da una H rossa.*

Il meccanismo automatico, le porte che si aprono per farmi passare mi fa pensare: qualsiasi addio anche tra due porte è traumatico.

*Si rivolse alla signora della reception. Gli indicò la strada. Sorrise. Si fermo ad osservare la scala mobile che portava la primo piano. Era li, solo, circondato da persone. Cosa stava cercando dopotutto. C'era così vicino oramai eppure gli sembrava di essere così lontano dalla sua meta. Qualche scalino, niente di più. Sapeva che era li per qualcosa, qualcuno, una parte di se. Eppure aveva paura. Prese le scale, poi l'ascensore. 4° piano, stanza 108.*

Com'è possibile che non bastano 3 mondi per trovare quello che veramente cerchi, e l'amore più lungo dura un paio di secondi, ami sempre che ti fa soffrire e fai soffrire terzi. L'amore toglie la fame, resti digiuno così bevi un mare per colmare gli aspazi vuoti, ma il sale fa ancora più male, per sopravvivere ognuno cerca il proprio Pozzeto come Cochi.

*La porta era aperta. Lui fece per bussare. Lei si voltò. Piangeva. Si era rotto qualcosa, ma non tra loro due.*


E poi quando la vedo, non penso più. Non so se è lontana o vicina, come i bimbi e la tv. E il male che ho dentro non sento più, non so se è lontano o vicino, come i bimbi e la tv.
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