OCEANO ATLANTICO [Desmond, Penny]

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Messaggio  Destiny il Mer Giu 27, 2012 2:23 pm

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Re: OCEANO ATLANTICO [Desmond, Penny]

Messaggio  Penelope Widmore il Ven Giu 29, 2012 8:27 pm


Non importa quanto sia stata lunga e quanto sia stata crudele. Una tempesta finisce sempre. E dopo si rimane soli, soli nella quiete, il che non è sempre positivo se la tempesta è stata così devastante da toglierti tutto.



Penny solo una cosa aveva. Solo una, e l'aveva persa. Nella strenua ricerca e ossessione di avere di più aveva perso ciò che aveva tra le mani.
Sì può perdere in mille modi nella vita. Ma perdere ciò che più ami per non perdere ciò che non hai ti rende, probabilmente, il più grande dei perdenti.
La sua era stata una lotta contro il destino, e forse una lotta persa dall'inizio.
Non è sempre vero che chi non lotta ha già perso in partenza. Non sempre.
Aveva tentato ogni cosa, come sempre si era affidata alla sua forza, al suo coraggio, alla sua determinazione. E se una volta poteva dire che "chi ha denaro e determinazione può fare tutto" oggi si chiedeva "a quali conseguenze?"
Ci sono nemici che hanno il privilegio di poter essere sempre un passo o forse più davanti a te. E come i più insulsi dei privilegi, quelli che non provengono da merito o quant'altro ma solo dalla meschinità del proprio avversario, così Penny, la sua forza, la sua determinazione, collidevano con il più meschino dei privilegiati: il destino.
C'è chi sostiene che non esista eppure domina incontrastato nelle scelte che facciamo e in ciò risiede la sua geniale burla nei nostri confronti, di noi poveri esseri umani.
Ma Penny poteva ancora scegliere. Questo è il vero gioco. Quella era ancora la sua partita. Poteva scegliere se lasciarsi andare, se abbandonare ogni cosa o continuare a lottare.


Issò le vele e lo fece con una tale caparbietà quasi che volesse trarre da esse la forza di cui aveva bisogno.

Dopo varie ore di navigazione, a pochissime miglia…





-Maledetta… che tu sia maledetta!
Gridò e gridò più volte ancora.

E quasi come se qualcuno la stesse ascoltando…





L’Isola era scomparsa dinanzi ai suoi occhi increduli.

Per un po' continuò a guardare quel punto nel vuoto, quel punto dove un istante prima si trovava l’Isola.
Fece un sorriso, un po' amaro e un po' compiaciuto e continuò il suo viaggio.

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Re: OCEANO ATLANTICO [Desmond, Penny]

Messaggio  Des Hume il Dom Lug 08, 2012 10:33 am

Un forte bagliore.

Tutto questo è era strano, non aveva senso.
Aveva lottato, mentito, ucciso per trovarsi in mezzo all'oceano atlantico. Senza fiato. In mezzo ad una tempesta che pareva essersi calmata. Non aveva senso. Non avevano senso le labbra secche, parti del corpo che sparivano nel blu del mare. Se il braccio destro era percepiva ancora la brezza marina, quello sinistro rimaneva qualche centimetro sotto il livello del mare. Aveva sete. Le gambe erano piegate, non avevano forze, non riuscivano a contrastare il peso dell'acqua. Era tutto senza senso. Sentiva il sale sul viso chiudergli i pori, seccargli la gola, la barba. Si stava prosciugando, in mezzo all'oceano. Era tutto strano, oscillava secondo le onde del mare, sentiva un vuoto dentro dentro, quel vuoto che l'aveva accompagnato per anni e che lo aveva fatto oscillare nell'indecisione, nella codardia, nell'incapacità di affrontare determinate situazioni, tra quella che, alcuni, chiamano vita e la morte. Era senza senso, appunto, come questo vuoto oscillasse con il ritmo delle onde proprio quando aveva imparato a colmarlo da solo, con l'aiuto e l'amore di Penelope. Oscillavano, lui e la sua anima danzavano tra ricordi e delusioni, tra l'acqua salata e la brezza marina. Sapeva che Penelope era li vicino l'avrebbe salvati. Era tutto senza senso, vuoto: stava rivivendo tutto quello che aveva passato con lei , la sua costante, i moneti tristi e felici, l'isola, il suo amico Charlie, Jack, Daniel, Charles: come un film, tutte le scene della sua vita gli passavano davanti agli occhi, incorniciate da riflessi solari, onde e sospiri più o meno affannosi. Il mare si era calmato. Rivisse l'abbandono a Jin, il viaggio sulla Caronte, una notte con Penelope, abbracciati nel letto, presi dalla passione, con un piccolo bimbo riccioluto a guardarli. Questo non aveva senso. Tutto non aveva senso. Penny era li vicina, lo sapeva, perchè non l'aveva ancora trovato?

Arrivò un onda, lunga, neanche senza troppo impeto, come quesi cambiamenti inaspettati, lenti, che ti cambiano la vita senza nemmeno tu te ne accorga e quando, oramai, sono incontrollabili, realizzi che è troppo tardi per combatterli e devi solo accettarli. Il suo corpo ruotò di 180 gradi. Non era la barca di Penny, neanche questa volta, ma un onda. Il vuoto inizio a uscirgli fuori dal corpo sotto forma di piccole bollicine.
Una, due, tre, quattro.
Gli occhi erano spalancati, vedevano il fondo. Nelle retine l'immagine stampata, a fuoco, di Penelope con il piccolo Charlie in braccio.
cinque, sei, sette, otto.
Altre bollicine uscirono dal suo naso, per risalire la colonna d'acqua e riunisi all'aria. Non aveva senso.
nove, dieci, undici, dodici, tredici, quattordici, quindici.
Era tutto senza senso.
Sedici, una più grossa.
Perse i sensi, come tutto in torno a lui perse di significato.
Così via, ventitré, quarantadue, cento, cento-uno, cento-due, cento-tre, centro-quattro, cento-cinque cento-sei cento-sette piccole bollicine uscirono dalla sua bocca, dal naso, abbandonarono il suo corpo per ricongiungersi all'aria aperta. Il vuoto l'aveva quasi del tutto abbandonato.
Cento otto.
Tutti muoiono, questo è senza senso. La morte, non può essere fonte di progresso, eppure finisce una volta sola. Che senso ha morire, dopo aver sofferto tanto in vita? E' solo una magra consolazione, forse.
Si ritrovò completamente asciutto, davanti ad una porta di luce. Un signore lo fissava. Un signore vestito di grigio, dai capelli rossi, naso aquiliino. Un signore che aveva visto pochi giorni prima in sogno, in questo momento sembrava così reale. Gli indico la porta. Non poteva, non aveva senso. Non riusciva ad andare avanti, a varcare la soglia. SI sentiva vuoto, incompleto, anche nell'aldilà. L'uomo sorrise, come se lo sapesse. La faccia di Desmond cambiò espressione, era preoccupato, non capiva cosa stava succedendo, perchè quell'uomo si stesse avvicinando a lui. Lo toccò.
Si ritrovo sulla Caronte. Penelope urlava il suo nome, preoccupata. Lo cercava in mezzo al mare. Lui urlò il suo. Non successe nulla. Si avvicinò. Non riusicva a toccarla. Poteva starle vicino, stare vicino anche all'altra presenza che avvertiva nel suo corpo, senza essere con loro, per proteggerli, senza il peso di decisioni o situazioni che l'avrebbero ucciso. Si sentiva a suo agio, come se tutto, adesso, avesse trovato un significato.
Tutti muoiono, per dare un senso alla propria vita.
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